vecchio blog (myopera)

musica indie e l’inflazione di chitarre del ventunesimo secolo


lunedì 21 giugno è il giorno della festa della musica in tutta europa. la manifestazione nasce in francia anni fa, se volete la storiella basta leggersela.
tutti gli anni ci capita di lavorare in giro per il trentino per sta manifestazione.
l'anno scorso ci ho pure suonato invece che lavorarci, vabbè.
quest'anno ero ad arco. c'erano una decina di punti attivi tra cui 4 o 5 palchi veri e propri.

due riflessioni

ovviamente noi ci siamo beccati il palco "indie" (o meglio "indi" come recitava il depliant).
l'etichetta "indie" mi ha sempre spaventato un poco. più che altro per la sua poca chiarezza.
fattosta che lunedì mi sono confuso ancora di più le idee.
in ordine sparso si sono esibiti i più originali personaggi del circondario, ognuno con la sua dignità (non sarò certo io a giudicarli) e con una certa boria.

indie è un gruppo noise che più noise non si può: casino allo stato brado senza un minimo di logica (per le mie orecchie almeno)
indie è un duo di melodico strazio strappamutande
indie è un gruppo di rock anni 50 con sonorità vintage (= amplificatori e strumenti vecchi, molto vecchi… secondo me troppo vecchi)
indie è un duo di dance elettronica dissonante
indie è un duo chitarra e batteria molto noise (quelli che dicono che un gruppo sta in piedi anche senza basso non hanno capito niente della musica)
indie è un progetto sperimentale dove basta metterci uno strumento tipo un vibrafono per sembrare molto cool

insomma indie è molte cose diverse.
di sicuro quelle che ho ascoltato lunedì non mi sono piaciute.

la seconda cosa che ho notato, molto più triste, è legata invece agli altri palchi che sono andato ad ascoltare.
quando ho iniziato io a suonare (ormai quasi metà vita fa [che frase triste e carica di pesantezza…]) non erano tanti quelli che suonavano nelle nostre valli di lacrime. oddio, non erano pochissimi ma nemmeno tantissimi.
ora siamo arrivati al punto che molti suonano perché molti ricevono una chitarra elettrica, una batteria per santa lucia e poi si vedrà. molti guardano youtube e pensano che basta imbracciare una chitarra per fare lo steve vai del comprensorio. molte cantano perché vedono xfactor e non vedono l'ora di impugnare un sm58 come fosse un nomegliochenonlodica.
il livello medio dei musicisti che ho ascoltato lunedì era basso per le mie orecchie.
qualche gruppo l'ho ascoltato nella mia carriera pluriennale dietro il mixer (altra frase triste e carica di pesantezza…) e un attimo di polso credo di averlo.

manca umiltà e cultura della musica, soprattutto live.
non basta possedere una chitarra un cavo e un amplificatore per permettersi di salire su un palco.
io ricordo che prima di avere le palle di esibirci col mio primo gruppo (i magma cazzarola… i magma! che nome stracool avevamo scelto?!…) volevamo essere sicuri al 100% di non far figure barbine. avevamo l'umiltà di temere il giudizio del pubblico perché lo consideravamo giudice.

ora le ipotesi sono due: o non si ritiene più il pubblico in grado di giudicare oppure manca l'obiettività di analizzare le proprie capacità e con molta poca umiltà ci si ritiene in grado di affrontare il fronte del palco a testa alta.

disclaimer: alcune soddisfazioni da musicista me le sono tolte in passato quindi il mio non è lo sfogo di un povero bassista frustrato per una carriera decisamente discutibile, è una semplice constatazione. amichevole.

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2 thoughts on “musica indie e l’inflazione di chitarre del ventunesimo secolo

  1. anonymous ha detto:

    Enri writes:Ahaha! Sono capitato qui per caso, ma ho letto con piacere il tuo articolo! Condivido su tutta la linea!Ciao,Enri

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