il mio vicino è un ritardato mentale


ecco, ero indeciso se scrivere oppure no questo post ma poi LUI, il protagonista del post, si è fatto vivo rispondendo al mio dubbio.

sono le undici e mezza di un lunedì mattina di fine agosto. ieri l’uragano beatrice ha rinfrescato l’aria regalandoci una mattinata frizzantina e piacevole.
NO
piacevole un cazzo.
LUI proprio ora ha deciso di accendere il suo amplificatore.

LUI abita dall’altra parte della strada, credo al piano terra della casetta gialla con la piscina autocostruita in giardino.
LUI non fa il parrucchiere. no, lui fa l’hair stylist. e oggi è lunedì quindi il suo studio (no, non è un salone da parrucchiera, è uno studio) sarà chiuso.
LUI avrà circa quarantacinque anni però si veste come un diciannovenne.
LUI ha una cinquecento di quelle nuove con marchiato sulle portiere il nome del suo studio di hair stylist.
LUI ha un cagnolino insulso di quelli tipo ciuaua ma che non è un ciuaua e la sera lo porta in giro indossando gli occhiali da sole, anche se piove.
LUI, credo, si annoia molto. oppure ha problemi con l’alcool. una spiegazione deve esserci.

il fatto è che ha deciso di risolvere la sua crisi di mezza età con la musica. da qualche mese si è comprato una chitarra elettrica e un amplificatore. poi dopo qualche settimana si è preso pure una batteria. io amo la musica. in camera ho due bassi, due chitarre, i rispettivi amplificatori, ho una batteria in cantina. insomma, diciamo che da un certo punto di vista dovrei capirlo. invece non lo capisco. perché io prima di suonare con le finestre spalancate a tutto volume (anche se è una cosa che non farei mai per rispetto del prossimo) vorrei essere sicuro di SAPER SUONARE.

immaginate un ragazzino di seconda media al quale regalano una chitarra e che, con una leggerissima punta di orgoglio, decide di non andare a prendere lezioni ma sceglie di imparare da autodidatta a suonare. benissimo, io pure ho fatto così. ora date a questo ragazzino di seconda media trecento euro da spendere in pedalini, distorsori, delay. il ragazzino comprerà quelli più colorati, li attaccherà alla chitarra e inizierà a sperimentare il significato di ogni singola manopola, di ogni rotella, di ogni tasto.
poi il ragazzino incontrerà degli amichetti e formerà la sua prima band e capirà che i pedalini non servono a niente se non sai suonare. e capirà che gli unici soldi che avrebbe dovuto spendere erano quei quindici euro per un ACCORDATORE. anni dopo si vergognerà come un cane di aver rotto le orecchie ai vicini con quei suoni sgraziati, con gli accordi scordati e con le manopole dell’amplificatore tutte a manetta.

il problema è che a uno sfigato quarantacinquenne esaltato nessuno va a spiegare che sta sbagliando tutto, che non è così che si impara a suonare, che non diventerà mai Eric Clapton, che il suo approccio con la musica è totalmente sbagliato, che sta triturando i coglioni ai vicini e soprattutto a me, che ogni volta che sento una chitarra scordata è come se mi pugnalassero un rene.

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