bella vita

[bozza di tre anni fa – da allora non frequento il blog – integro con pensieri di oggi]

l’altro giorno sento il mio capo (quello con cui lavoro d’estate come fonico) e mi chiede se sono impegnato. gli rispondo che stavo preparando la lezione per il giorno dopo.

era vero. era sera, forse dopo cena, non ricordo, e stavo realmente preparando la lezione di scienze per la terza. lo faccio spesso. lo faccio quasi tutti i giorni. alcuni giorni la preparazione è lunga. altri giorni la preparazione è solo un ripasso o una stampa ma lo faccio tutti i giorni.

da quella telefonata è partito un perculo costante. quando mi chiama la prima cosa che mi chiede è se sto preparando la lezione di domani. non importa, non mi pesa. mi fa solo pensare. scommetto che sia diffusissima tra il popolo questa convinzione che il professore vada avanti per inerzia, ricicli, riproponga, reciti sempre la parte a memoria. forse lo pensavo anch’io prima di iniziare a fare questo lavoro. forse è la cosa che certi giorni vorrei poter fare.

non so dire se sono un bravo docente anzi, mi riconosco dei limiti enormi. però posso dire con tranquillità di non aver mai preso una singola lezione sottogamba. il preparare la lezione la sera per la mattina non è solo un modo per evitare brutte figure (ricordo che mettere in crisi l’insegnante, anche involontariamente, è la cosa più ricca di soddisfazione per certi allievi) ma è un modo per affinare la stessa lezione fatta l’anno scorso, per correggere il tiro, per cercare un’altra strada di spiegare le cose, più vicina a chi mi ascolta e più facile da capire.

[tre anni dopo]

ieri era il primo giorno delle vacanze pasquali ed era giovedì. alle undici sono uscito un attimo fuori in giardino (ho un giardino bellissimo nella mia nuova casa in affitto) a fumare una sigaretta. proprio in quell’istante è arrivata la mia padrona di casa, che ha due anni meno di me; ha parcheggiato la macchina a fianco della mia e abbiamo fatto due chiacchiere (ma proprio due).
“iniziate le vacanze eh?” “sì” “bella vita che fate…” “…”

non mi sono mai lamentato del mio lavoro e mai lo farò, per coerenza. so che ci sono lavori più faticosi, so che ci sono lavori più stressanti, so che ci sono lavori peggiori. ma io faccio questo lavoro. non devo dimostrare niente a nessuno e, infatti, certi atteggiamenti mi fanno sorridere. ma mi fanno riflettere.
penso al messaggio che certi genitori potrebbero passare ai propri figli sul poco valore del mestiere di insegnante, sulla scarsa propensione di questi ultimi alla fatica, sul fatto che non sappiano realmente cosa significhi lavorare. questo pacato odio traspira dai ragazzi e lo percepisco spesso alle udienze.
io non ho mai fatto certi pensieri sui miei docenti e ringrazio di cuore i miei genitori per non avermi mai messo in testa tali idiozie.

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Ngapeth nculet (sottotitolo: l’umiltà)

ieri sera (13 maggio 2015) c’è stata gara-4 delle finali scudetto della serie A1 di pallavolo. la partita si giocava a modena e si affrontavano trento e, appunto, modena. il parziale delle partite precedenti era di 2 a 1 per trento quindi la gara di ieri sera era decisiva per entrambe le formazioni: eventuale vittoria scudetto per trento, eventuale riapertura della serie per modena.

chi non è appassionato di pallavolo probabilmente non sa cosa vuol dire giocare al palapanini (il campo di modena): 5mila tifosi indiavolati, ma veramente indiavolati (e per il 90% a favore di modena, obviously). anche per squadre coi controcoglioni giocare lì non è per niente semplice.

il racconto della partita (e delle partite precedenti) è roba da gazzetta dello sport. quello che interessa a me è il comportamento in campo di due giocatori diametralmente opposti.

il primo, che di cognome fa ngapeth, è francese, gioca a modena come schiacciatore, ha 24 anni e ho deciso di chiamarlo l’atleta NON umile. è questo qua:

il secondo, che di cognome fa giannelli, è di bolzano, gioca a trento come alzatore, ha 18 anni e ho deciso di chiamarlo l’atleta umile. qui è mentre riceve il premio di miglior giocatore della partita di ieri sera:

l’alzatore è un po’ il regista della pallavolo, la testa, la chiave. giannelli solitamente non è titolare ma ha giocato i playoff in maniera eccezionale e si è meritato il titolo di miglior giocatore sia in gara-3 che in gara-4. chi è appassionato di pallavolo vada a rivedersi queste due partite, ne vale la pena.

la squadra di modena (e in particolare l’atleta NON umile) ha la peculiarità (molto irritante per me) di esultare spesso in maniera scomposta, irriverente, sguaiata e, alcune volte, di mancare di rispetto all’avversario. ieri sera, solo per citare il caso più eclatante, l’atleta NON umile ha deliberatamente e volutamente fatto lo sbruffone con il capitano di trento, emanuele birarelli, che aveva sbagliato una battuta proprio su di lui. spesso tutto questo è tattica, è pressione psicologica sull’avversario, è agonismo. ma a me non piace.

la squadra di trento invece, complice la celeberrima ritrosia dei trentini verso le manifestazioni di gioia e tripudio e la glaciale durezza del suo allenatore bulgaro, mantiene sempre un atteggiamento molto più composto e pacato. ieri sera, solo per citare un caso, l’atleta umile ha piazzato un secondo tempo (che vuol dire un colpo un po’ inaspettato, a sorpresa) da lacrime agli occhi e non si è minimamente azzardato a prendere in giro l’avversario (anche se ne avrebbe avuto ampiamente diritto).

tutto ciò per giustificare il titolo del post, vagamente volgare, ma motivato dall’antipatia che mi causano gli atleti NON umili in uno sport nobile come la pallavolo. giannelli ha 18 anni e un futuro brillantissimo davanti. e lui, insieme alla sua squadra, prima di tutto ieri sera ha vinto la gara dell’umiltà e del rispetto degli avversari.

oltre che aver asfaltato modena.

vergogna piagnucoloni!

in questo articolo de l’Adige di oggi si parla, tanto per cambiare, di stipendio degli insegnanti. da una statistica risulta che lo stipendio medio è inferiore di circa il 30% rispetto alla paga di un operaio specializzato. non mi addentro nell’argomento ma mi soffermo sulle reazioni. è partito infatti il carosello dei commenti, oggi è pure domenica quindi c’è stato un buon afflusso. l’Adige è un giornale locale, non ha un bacino di lettori grandissimo e la versione online è ancora più di nicchia però ho deciso di fare una velocissima ricerca sociologica molto spicciola sulla natura dei commenti. commenti contrari: 41 con le seguenti motivazioni:

  • vergogna, privilegiati, doppiolavoristi, facciamo a cambio: 22
  • sberleffi: 6
  • negazione ore lavorate: 10
  • pensate solo ai soldi: 3

commenti neutri o incomprensibili: 8 commenti di GuidoEugenio: 5 (grandioso) commenti favorevoli: 8 statisticamente quindi si potrebbe riassumere il tutto in un 66% di contrari, 13% di neutri, 13% di favorevoli e un 8% di genialità pura (chi non conosce Guido Eugenio si perde qualcosa. iniziate a frequentare FriendFeed e capirete). fanno sempre pensare le motivazioni utilizzate per controbattere quando si tirano in ballo gli stipendi degli insegnanti: sempre le stesse e sempre più cattive. non ho voglia di trarne particolari riflessioni, né mi sogno nemmeno lontanamente di partecipare a questo piccolo periodico flame. ricordo solo che il mio voto vale come il voto di qualsiasi altro commentatore de l’Adige, con tutto il rispetto per chi la pensa diversamente da me.

36 ore

pranzo coi colleghi della scuola.

domani, dicono, ci sarà un’assemblea sindacale cgil. iniziano a parlare di cosa si parlerà. la collega mi dice “guarda di esserci che è importante”. l’altro “se hai lezione ti sostituiscono. approfittane!”. e poi il grande. “ci diranno che ci portano a 36 ore e ci abbassano lo stipendio, porco %#$”.

Immaginesorvolerò sulla storia del farsi sostituire. mi fermo un attimo sulle 36 ore. premetto che non ho mai approfondito i miei diritti/doveri contrattuali e non ho mai piantato particolari grane con la dirigenza. so solo che siamo assunti con un determinato carico orario e che la nostra paga è proporzionale a questo. poi so che alcune ore sono di lezione frontale ed altre di coordinamento. so anche che più sei anziano/paraculato più ore di coordinamento hai e meno di lezione frontale. (tipo io il primo anno le avevo tutte di lezione frontale).

le 36 ore dovrebbero essere 7×5 (+1?) cioè 7 ore al giorno per 5 giorni (oppure 8×4+4 non so). comunque si tratterebbe di stare a scuola tutti i giorni dalle 8 di mattina alle 4/5 di pomeriggio, con un’ora di pausa (o na cosa simile). niente giorno libero, niente pomeriggi liberi, niente mattine libere. e magari timbrare pure il cartellino.

ora. non posso dire che non vedo l’ora succeda una cosa del genere perché sarei un ipocrita. quest’anno non ho giorni liberi ma l’anno scorso sì e, sarò sincero, fanno comodo di bestia. però il problema sta nei colleghi. c’è una quantità di colleghi nullafacenti o, meglio, pocofacenti che fa spavento. arrivano all’ultimo minuto e se ne vanno un minuto dopo la campanella. siedono ai consigli di classe col fuoco sotto il culo. approvano gli ordini del giorno delle riunioni plenarie solo pensando ad uscire il prima possibile dalla sala. non si aggiornano, non si mettono in gioco, non innovano, non imparano, non si confrontano con l’esterno: galleggiano. farli stare a scuola obbligatoriamente dalla mattina alla sera non cambierà certo il loro modo di intendere l’insegnamento, però da un punto di vista di giustizia divina romperà loro i coglioni e magari uno o due rifletteranno sulla loro missione di docenti.

io domani andrò all’assemblea e ascolterò cosa hanno da dirmi. difficilmente mi opporrò a questa idea. io ogni giorno a scuola ci sto molto più di sette ore. ma io sono matto.

niu

ecco.

non è che il web ne resterà sconvolto, però myopera¹ chiude a marzo 2014 e con essa anche tutti i blog che ospitava. compreso il mio. penso che il primo post risalga al 2006. avevo iniziato a usare opera credo l’anno precedente. myopera era un angolo sconosciuto, non ci passava quasi mai nessuno. l’ideale per me. la community era formata da pochissime persone, in particolare il gruppo di italiani.

i blog sono fuori moda, forse lo erano già nel 2006, ma non potevo farmi cancellare tutto, in fondo è un pezzo di me. così ho esportato e importato di qua. questo su wordpress l’avevo aperto in tempi non sospetti come ancora di salvataggio e oggi mi è tornato buono. piccolo restyling e via.

ecco.

 

 

¹myopera.com era la community degli utenti di opera², con blog photoalbum forum ecc…

²opera era³ il miglior browser del mondo.

³era perché adesso sta diventando una merda.

come diventare una blogstar

no, non lo so come si fa.
lo sapessi lo diventerei.
anche se è una cosa un po' passata di moda.

io sono molto invidioso delle blogstar. non parlo di quelli fighi tipo bordone o tolomelli o lasoncini. quelli sono famosi e bravi e (un po') se lo meritano.
sono invidioso dei cani che hanno i post pieni di commenti. pur non meritandoseli.

una volta pensavo che per diventare "frequentato" bisognasse scrivere di cose interessanti e scrivere bene.
poi invece ho capito che basta molta costanza e fare un sacco di marchette in giro (commentare altri blog, usare twitter, condividere su feisbuc): tutte cose che non so assolutamente fare.
non sono costante, non ho feisbuc, commento pochissimo su altri blog e quelle rare volte non lascio mai il link a questo.

mi gira solo il cazzo che la maggiorparte delle robe che leggo in giro siano merda secca. ma non per il fatto che sia merda secca ma perché c'è un sacco di gente che commenta quella merda secca. e il 90% dei commenti in quei blog è del tipo: "come scrivi bene della merda secca".

dovrei taggare questo post come #autoreferenziale e #inconcludente, ma tanto non lo leggerà nessuno.

le mie aspirazioni sono ancora ferme agli anni 90, non posso farci niente.

le mani nella scuola (inutile sfogo)

insegnare in una scuola professionale non è sempre facile. più che altro bisogna abituarcisi.
è indispensabile fare il callo su certe questioni che, al di fuori di questo tipo di scuole, non sono nemmeno affrontate.

prima di tutto la motivazione.
tu metti a disposizione dei tuoi allievi la tua professionalità, la tua rete di conoscenze, i trucchi del mestiere perché, fortunatamente, in questo tipo di scuola puoi giocarti anche queste carte. non c'è solo la teoria dei libri ma c'è la realtà. se hai passione riesci a fare entrare la realtà nella scuola, che non è una cosa scontata nella scuola italiana.
poi però ti ritrovi ragazzi troppo giovani (16, 17, 18 anni) che sono nella fase peggiore della loro crescita e che, nella stragande maggioranza dei casi, non hanno ancora capito (e alcuni non lo capiranno mai) che la scuola è importante. un po' perché nessuno gliel'ha mai detto, un po' perché gli otto anni precedenti gliel'hanno fatta odiare, un po' perché nemmeno i loro genitori lo pensano, un po' perché il mondo del lavoro è talmente miope da far passare il messaggio opposto. e sfido chiunque a riuscire a convincere un diciassettenne che la trigonometria sarà la sua marcia in più quando vorrà fare carriera o diventare imprenditore (insegno ai carpentieri in legno, una razza rara).

secondariamente la scuola (almeno la mia) è un ambiente vecchio e stravecchio.
può sembrare un'argomentazione scontata ma è veramente e tragicamente così. noi facciamo entrare a scuola un sacco di ditte esterne a fare seminari. le ditte vengono volentieri, vengono gratis, ci regalano materiale, spintonano tra di loro per poterlo fare.
e cosa riceviamo in cambio dai colleghi e dalla dirigenza? male parole, accuse di fancazzismo, critiche imbecilli, menefreghismo. ma se una scuola professionale non si spalanca al mondo del lavoro che cosa pensa di insegnare ai propri iscritti?
poi se provo ad usare un po' di strumenti "innovativi" (ho i brividi solo a scriverlo) apriti cielo. lezioni su gugol drive, comunicazioni coi ragazzi via mail, una pagina facebook autogestita: dalla sede centrale mi scrivono dicendo che l'unica canale di comunicazione verso l'esterno deve essere controllato da loro. vabbé.

terzo elemento la sicurezza. noi li facciamo lavorare, hanno molte ore di laboratorio, e li facciamo andare in tirocinio in giro. se fino a qualche anno fa le cose erano discretamente gestibili ora è tutto estremamente complesso.
faccio solo un esempio per far capire il livello di incriccatura che il sistema ha raggiunto.
due anni fa un collega di laboratorio con un ragazzo disabile ha realizzato un tagliere da regalare alla madre del ragazzo. un tagliere per affettare il salame. uno.
per farlo ha recuperato un tocco di faggio e lo hanno lavorato assieme. qualche mese dopo passa un ispettore e, casualmente, trova quello che rimaneva del legno intagliato.
hanno chiuso il laboratorio e ci hanno dato una multa fuori di testa. tutto perché? perché il faggio è un legno di latifoglia catalogato tra i legni duri e, secondo la normativa italiana, le sue polveri sono cancerogene e un minorenne (noi abbiamo tutti ragazzi minorenni) non può essere esposto a queste polveri.
ora, io capisco che queste polveri possano essere cancerogene e che i minorenni vadano tutelati, però siamo totalmente fuori dalla realtà. non esiste senso pratico nell'affrontare i problemi, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro.

indipendentemente da tutto, la grande delusione che provo è quella di non vedere sufficientemente valorizzata la scuola professionale, qualunque essa sia.
nessuno ne parla, nessuno la prende in mano, nessuno le dà l'importanza che dovrebbe avere. perché per ripartire in italia non servono solo i cervelli (in fuga) ma anche le mani.